Prefazione

"La nutrizione è stata sempre l'argomento preferito da maniaci, fissati e impostori". Così esordiva una guida alla sana e corretta alimentazione pubblicata in America, negli anni 80, da Fredrik J.Stare, uno dei maggiori esperti di alimentazione, fondatore dell'Harvard University's Department of Nutrition. Dopo oltre 30 anni da questa affermazione, l'interesse per l'aspetto preventivo e perfino curativo dei modelli alimentari si è dilatato fino a diventare trasversale a tutte le branche mediche e, come insegna questo libro, anche per la salute dell'occhio.

Tuttavia, la certezza statistica che una corretta nutrizione contribuisca non solo a una sana longevità, ma anche alla prevenzione e al controllo di quasi tutte le malattie non trasmissibili, ha dato ai mass media la possibilità di divulgare ogni genere di notizia moltiplicando l'interesse dei consumatori, ma con poco o nessun riguardo per i riferimenti scientifici che dovrebbero esserne alla base. I catastrofisti hanno ingigantito anche i piccoli problemi, magari amplificandoli e distorcendoli, attraverso la catena del "sentito dire" che inevitabilmente coinvolge le spinte di mercato o ancor peggio torna a proporre dubbi e ideologie di epoca medievale.
Nel leggere con crescente interesse i capitoli di "Occhio al Cibo", ho scoperto però che la buona comunicazione esiste e va cercata e sostenuta, come un ponte indispensabile fra l'ermetico linguaggio di noi medici e l'interesse dei lettori che dovrebbero giovarsi delle acquisizioni documentate e non dei titoli scandalistici o non referenziati.

"Occhio al Cibo" è inoltre la riprova di come si possano far convivere gastronomia e dietetica includendo una bibliografia, preziosa per gli oculisti, ma utile a qualunque lettore per una legittimazione delle fonti scientifiche a cui attinge il testo.
Il sovraccarico metabolico dei nostri occhi, costretti negli ultimi decenni a lavorare più a lungo con fonti luminose diverse e improprie, favorisce lo stress ossidativo generando più radicali liberi e richiede, di conseguenza, una protezione antiossidante migliore di quella che la maggioranza dei cittadini può ricavare da abitudini alimentari spesso inadeguate o mirate solo al controllo del peso o del metabolismo lipidico.

L'ondata di enogastronomia che a tutte le ore ci accompagna, tra TV e giornali, ha reso ancora più profondo lo scompenso tra le benvenute informazioni sulla buona cucina rispetto alle poche conoscenze pratiche che i cittadini hanno sulla completezza e varietà di nutrienti di cui ogni organo necessita, occhi compresi.

Tutto questo è ampiamente riportato nel testo che, a mio giudizio, è un felice esempio di comunicazione scientifica e di riscoperte gastronomiche che non si esauriscono con un generico "più frutta e verdure", ma attingono al recupero di prodotti regionali tipici, utili alla salute anche come veri e propri integratori naturali.

Prof. Eugenio Del Toma
Presidente Onorario, Associazione Italiana Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI)
Primario Emerito, Dietologia e Diabetologia, ASL "San Camillo-Forlanini", Roma

Acquista la tua copia online